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	<title>Linguaggio Archivi - Psicologia Metropolitana</title>
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	<description>Osservazioni di vita quotidiana</description>
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		<title>Bambini che mordono e picchiano</title>
		<link>https://www.psicologiametropolitana.it/bambini-che-mordono-e-picchiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Menoncello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jan 2021 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PSICOLOGIA METROPOLITANA]]></category>
		<category><![CDATA[Asilo]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Chiedere scusa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso intorno ai 18-36 mesi i bambini mordono e picchiano i coetanei sia in caso di contesa ma anche per “troppo entusiasmo” nell’interazione. In entrambe le circostanze sembra che il bambino non riesca a contenere le emozioni e le metta in atto in modo inadeguato, come se ne fosse invaso e travolto.Questi comportamenti vanno sicuramente arginati perché il bambino, lasciato senza regole, si sente abbandonato dall’adulto e si sente abbandonato a se stesso, ma non vanno colpevolizzati.Dietro a queste condotte può esserci la rabbia e la frustrazione, ma anche l’esplorazione dell’ambiente e dei limiti o anche la ricerca di attenzioni e di fisicità.Talvolta il bambino non è abituato a gestire la socialità e le regole che ne conseguono, perché passa molto tempo con gli adulti.In questi casi la frequentazione dell’asilo potrebbe aiutarlo ad abituarsi ad un’interazione quotidiana con i coetanei, aiutato dalla mediazione dell’educatore.Talvolta si possono osservare queste reazioni quando il bambino non ha ancora sviluppato il linguaggio.Infatti si riescono a controllare e gestire meglio le emozioni quando si possono nominare, per questo è utile rinarrare quello che è successo, per dare un nome e un significato all’evento.Sia per aiutare il bambino a sviluppare il linguaggio, che per imparare a riconoscere i propri vissuti, gli si possono raccontare delle storie con il supporto di un libro con molte immagini, con personaggi che affrontano emozioni, anche negative, e ne parlano senza metterle in atto.Anche la drammatizzazione della rabbia attraverso i pupazzi è molto utile, perché permette di riconoscersi in quelle situazioni.È essenziale inoltre non reagire all’aggressione con un’altra aggressione, ma aiutare il piccolo a costruire una ritualizzazione della riparazione, come può essere il chiedere scusa.In ogni caso, bisogna evitare che il bambino si senta cattivo e si identifichi con il cattivo.Inoltre, visto che impariamo anche imitando i nostri simili, se il bambino assiste regolarmente a scene di violenza, reali o virtuali, è facile che si adegui a questi modelli, soprattutto se sono modelli che lui ama e ammira.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/bambini-che-mordono-e-picchiano/">Bambini che mordono e picchiano</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
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<p>Spesso intorno ai 18-36 mesi i bambini mordono e picchiano i coetanei sia in caso di contesa ma anche per “troppo entusiasmo” nell’interazione.</p>



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<p>In entrambe le circostanze sembra che il bambino non riesca a <strong>contenere le emozioni</strong> e le <strong>metta in atto</strong> in modo inadeguato, come se ne fosse invaso e travolto.<br>Questi comportamenti vanno sicuramente <strong>arginati </strong>perché il bambino, lasciato senza regole, si sente abbandonato dall’adulto e si sente abbandonato a se stesso, ma <strong>non vanno colpevolizzati</strong>.<br><br>Dietro a queste condotte può esserci la <strong>rabbia </strong>e la <strong>frustrazione</strong>, ma anche l’<strong>esplorazione dell’ambiente</strong> e dei limiti o anche la <strong>ricerca di attenzioni</strong> e di fisicità.<br><br>Talvolta il bambino non è abituato a gestire la socialità e le regole che ne conseguono, perché passa molto tempo con gli adulti.<br>In questi casi la frequentazione dell’<strong>asilo</strong> potrebbe aiutarlo ad abituarsi ad un’interazione quotidiana con i coetanei, aiutato dalla mediazione dell’educatore.<br><br>Talvolta si possono osservare queste reazioni quando il bambino non ha ancora sviluppato il <strong>linguaggio</strong>.<br>Infatti si riescono a controllare e gestire meglio le emozioni quando si possono nominare, per questo è utile <strong>rinarrare </strong>quello che è successo, per <strong>dare un nome</strong> e un significato all’evento.<br>Sia per aiutare il bambino a sviluppare il linguaggio, che per imparare a riconoscere i propri vissuti, gli si possono raccontare delle storie con il supporto di un libro con molte immagini, con personaggi che affrontano emozioni, anche negative, e ne parlano senza metterle in atto.<br>Anche la <strong>drammatizzazione </strong>della rabbia attraverso i pupazzi è molto utile, perché permette di riconoscersi in quelle situazioni.<br><br>È essenziale inoltre non reagire all’aggressione con un’altra aggressione, ma aiutare il piccolo a costruire una ritualizzazione della riparazione, come può essere il <strong>chiedere scusa</strong>.<br>In ogni caso,  bisogna evitare che il bambino si senta cattivo e si identifichi con il cattivo.<br><br>Inoltre, visto che impariamo anche imitando i nostri simili, se il bambino assiste regolarmente a scene di violenza, reali o virtuali, è facile che si adegui a questi modelli, soprattutto se sono modelli che lui ama e ammira.</p>
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