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	<title>Oggetto transizionale Archivi - Psicologia Metropolitana</title>
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	<description>Osservazioni di vita quotidiana</description>
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	<title>Oggetto transizionale Archivi - Psicologia Metropolitana</title>
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		<title>Smartphone, oggetto transizionale o feticcio?</title>
		<link>https://www.psicologiametropolitana.it/smartphone-oggetto-transizionale-o-feticcio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Menoncello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 20:50:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PSICOLOGIA METROPOLITANA]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[Distacco]]></category>
		<category><![CDATA[Feticcio]]></category>
		<category><![CDATA[Madre]]></category>
		<category><![CDATA[Negazione]]></category>
		<category><![CDATA[Oggetto transizionale]]></category>
		<category><![CDATA[Smartphone]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Telefono]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché controlliamo continuamente il nostro smartphone, come se aspettassimo un messaggio o una chiamata importante? Quante volte vediamo persone che, pur essendo in coppia o in un gruppo continuano a rivolgere l’attenzione al loro telefono, ignorando chi è con loro?Alcuni di essi hanno bisogno di sentire che non sono soli, altri cercano di negare la possibilità di essere soli, ed è probabilmente per questo che tengono continuamente in mano questo magico oggetto.Un oggetto magico, con una storia che parte da lontano…Il bambino, tra i 4 e i 12 mesi, inizia a servirsi di un oggetto transizionale: un oggetto reale che sta tra lui e la madre, a rassicurarlo quando lei non c’è; è un passo verso l’autonomia e la possibilità di restare da solo. L’oggetto transizionale, come per esempio la copertina di Linus, è uno strumento per attenuare l’ansia del distacco e per accettare la solitudine. Quando il bambino si evolve, trasferisce i suoi investimenti e le sue passioni verso aree di interesse sempre più ampie e diversificate; invece, se l’oggetto transizionale diventa più importante della persona o dell’oggetto che realmente ci manca, negandone l’esistenza e quindi anche l’assenza, allora diventa un feticcio.L’uso dello smartphone negli adulti si presta a questa evoluzione: talvolta è un oggetto che ricorda chi non c’è e rassicura, perché rimanda al legame, come l’oggetto transizionale; talvolta permette di negare il limite spaziale, rendendoci onnipresenti nei social. Altre volte diventa un feticcio, che viene venerato come protezione dal nostro terrore di perdere quello che per noi è importante.Infatti questo atteggiamento, che può sfociare nella patologia, si osserva quando il feticcio serve a negare l’oggetto mancante, ma allo stesso tempo è la testimonianza dell’oggetto mancante e della mancanza dell’oggetto.Per capire questa contraddizione e il danno che di fatto sortisce, basti pensare a chi sta sempre sul telefono per non sentirsi solo, ma in questo modo sta di fatto sempre solo con il suo feticcio, anche quando è in mezzo agli altri. Ciò gli permette di evitare il suo bisogno reale, ma lo costringe a concentrarsi sul controllo del suo telefono, così rassicurante, così sempre a portata di mano, come un essere vivente non potrebbe mai essere.Così, con l’illusione di controllare un oggetto inanimato e negare le nostre paure, perdiamo il contatto con la vita che ci pulsa dentro e intorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/smartphone-oggetto-transizionale-o-feticcio/">Smartphone, oggetto transizionale o feticcio?</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
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<p>Perché controlliamo continuamente il nostro smartphone, come se aspettassimo un messaggio o una chiamata importante?</p>



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<p>Quante volte vediamo persone che, pur essendo in coppia o in un gruppo continuano a rivolgere l’attenzione al loro telefono, ignorando chi è con loro?<br>Alcuni di essi hanno bisogno di sentire che <strong>non sono soli</strong>, altri cercano di <strong>negare la possibilità di essere soli</strong>, ed è probabilmente per questo che tengono continuamente in mano questo magico oggetto.<br><br>Un oggetto magico, con una storia che parte da lontano…<br><br>Il bambino, tra i 4 e i 12 mesi, inizia a servirsi di un <strong>oggetto transizionale</strong>: un <strong>oggetto reale</strong> che sta tra lui e la madre, a rassicurarlo quando lei non c’è; è un passo verso l’autonomia e la possibilità di <strong>restare da solo</strong>. L’oggetto transizionale, come per esempio la copertina di Linus, è uno strumento per attenuare l’<strong>ansia del distacco</strong> e per accettare la solitudine.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.psicologiametropolitana.it/wp-content/uploads/2020/11/Linus-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-7856"/></figure></div>



<p>Quando il bambino si evolve, trasferisce i suoi investimenti e le sue passioni verso aree di interesse sempre più ampie e diversificate; invece, se l’oggetto transizionale diventa più importante della persona o dell’oggetto che realmente ci manca, negandone l’esistenza e quindi anche l’assenza, allora diventa un <strong>feticcio</strong>.<br>L’uso dello <strong>smartphone </strong>negli adulti si presta a questa evoluzione: talvolta è un oggetto che ricorda chi non c’è e rassicura, perché rimanda al legame, come l’<strong>oggetto transizionale</strong>; talvolta permette di negare il limite spaziale, rendendoci onnipresenti nei social. Altre volte diventa un <strong>feticcio</strong>, che viene venerato come protezione dal nostro terrore di perdere quello che per noi è importante.<br>Infatti questo atteggiamento, che può sfociare nella <strong>patologia</strong>, si osserva quando il feticcio serve a negare l’oggetto mancante, ma allo stesso tempo è la testimonianza dell’oggetto mancante e della mancanza dell’oggetto.<br>Per capire questa contraddizione e il danno che di fatto sortisce, basti pensare a chi sta sempre sul telefono per non sentirsi solo, ma in questo modo sta di fatto sempre solo con il suo feticcio, anche quando è in mezzo agli altri. Ciò gli permette di evitare il suo bisogno reale, ma lo costringe a concentrarsi sul controllo del suo telefono, così rassicurante, così sempre a portata di mano, come un essere vivente non potrebbe mai essere.<br><br>Così, con l’illusione di controllare un oggetto inanimato e negare le nostre paure, perdiamo il contatto con la vita che ci pulsa dentro e intorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/smartphone-oggetto-transizionale-o-feticcio/">Smartphone, oggetto transizionale o feticcio?</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
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		<title>Inserimento sereno</title>
		<link>https://www.psicologiametropolitana.it/inserimento-sereno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Menoncello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2020 09:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PSICOLOGIA METROPOLITANA]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Asilo]]></category>
		<category><![CDATA[Educatori]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[Figli]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Inserimento]]></category>
		<category><![CDATA[Nido]]></category>
		<category><![CDATA[Oggetto transizionale]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Senso di colpa]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando i bambini iniziano la scuola dell’infanzia o il nido, si passa per una fase di adattamento non uguale per tutti: alcuni si adattano più facilmente, altri hanno bisogno di più tempo. Ciò non significa necessariamente che dietro a questa difficoltà si celi chissà quale disagio e i genitori non dovrebbero temere che in base al tempo richiesto si possa giudicare la loro abilità genitoriale.L’inserimento e l’adattamento comportano un cambiamento di abitudini e di orizzonti necessario, interessante, ma anche spaventoso, sia per il piccino che per gli adulti, e per questo è importante che il bambino abbia sviluppato le competenze psicologiche adeguate.I bambini intorno agli 8-9 mesi sviluppano le capacità che permettono loro di riconoscere le persone familiari, distinguendole dagli estranei. In questo periodo, diventano consapevoli di non essere parte della madre, ma di essere separati da essa, con un conseguente senso di ansia, insicurezza e paura. La comparsa dell’ansia per l’estraneo e l’ansia di separazione sono fonte di preoccupazione per i genitori, nonostante costituiscano solo un momento transitorio. Ci vogliono alcuni mesi affinché lo sviluppo di nuove abilità psicologiche nel bambino, come la capacità di mantenere dentro di sé il ricordo della madre, anche quando è lontana, gli permettano di acquisire una maggiore sicurezza. Per questo, il momento ideale di inserimento al nido sarebbe intorno ai 18 mesi. Con la scelta di inserire il loro bambino al nido o alla scuola d’infanzia, però, si scatenano tanti dubbi: i genitori si chiedono spesso se il loro bambino è pronto, se si troverà bene, se si possono fidare della struttura e degli educatori. Tutte incertezze queste che generano ansia, che il figlio può percepire come un segnale di pericolo.Per questo, tra i consigli utili per un inserimento sereno, sottolineo l’importanza della tranquillità del genitore in merito alla propria scelta e della fiducia nella capacità di adattamento del proprio bambino, fiducia che si deve estendere anche alla sua capacità di comprendere ciò che succede: mai dire al bambino una bugia, perché per lui non sarà rassicurante avere la percezione di venire “imbrogliato”.Essenziale è anche non essere impazienti: l’inserimento prescolare non è una gara a chi per primo riesce a “sganciare” il proprio figlio. L’inserimento richiede infatti gradualità e appunto pazienza.È inoltre molto utile, sia per il nido che per la scuola dell’infanzia, usare un oggetto transizionale, ossia qualcosa che, rappresentando per il bambino un collegamento con la mamma, lo rassicuri e gli faccia compagnia. Può essere il suo peluche preferito o la sua macchinina.Ma soprattutto non bisogna che il genitore si senta in colpa: l’inserimento in una struttura con educatori competenti insieme ad altri bambini suoi coetanei garantisce al bambino un’adeguata socializzazione e la necessaria stimolazione, senza la quale verrebbe a mancare una essenziale opportunità di crescita.In altri termini, è per il loro bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/inserimento-sereno/">Inserimento sereno</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
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<p>Quando i bambini iniziano la scuola dell’infanzia o il nido, si passa per una fase di adattamento non uguale per tutti: alcuni si adattano più facilmente, altri hanno bisogno di più tempo.</p>



<span id="more-7833"></span>



<p>Ciò non significa necessariamente che dietro a questa difficoltà si celi chissà quale disagio e i genitori non dovrebbero temere che in base al tempo richiesto si possa giudicare la loro abilità genitoriale.<br><br>L’inserimento e l’adattamento comportano un cambiamento di abitudini e di orizzonti necessario, interessante, ma anche spaventoso, sia per il piccino che per gli adulti, e per questo è importante che il bambino abbia sviluppato le competenze psicologiche adeguate.<br><br>I bambini intorno agli <strong>8-9</strong> mesi sviluppano le capacità che permettono loro di riconoscere le persone familiari, distinguendole dagli estranei. In questo periodo, diventano consapevoli di non essere parte della madre, ma di essere separati da essa, con un conseguente senso di ansia, insicurezza e paura. La comparsa dell’<strong>ansia per l’estraneo</strong> e l’<strong>ansia di separazione</strong> sono fonte di preoccupazione per i genitori, nonostante costituiscano solo un momento transitorio. Ci vogliono alcuni mesi affinché lo sviluppo di nuove abilità psicologiche nel bambino, come la capacità di mantenere dentro di sé il ricordo della madre, anche quando è lontana, gli permettano di acquisire una maggiore sicurezza. Per questo, il momento ideale di inserimento al nido sarebbe intorno ai <strong>18 mesi</strong>.</p>



<p>Con la scelta di inserire il loro bambino al nido o alla scuola d’infanzia, però, si scatenano tanti dubbi: i genitori si chiedono spesso se il loro bambino è pronto, se si troverà bene, se si possono fidare della struttura e degli educatori. Tutte incertezze queste che generano ansia, che il figlio può percepire come un segnale di pericolo.<br><br>Per questo, tra i consigli utili per un inserimento sereno, sottolineo l’importanza della <strong>tranquillità del genitore</strong> in merito alla propria scelta e della <strong>fiducia </strong>nella <strong>capacità di adattamento</strong> del proprio bambino, fiducia che si deve estendere anche alla sua capacità di comprendere ciò che succede: mai dire al bambino una bugia, perché per lui non sarà rassicurante avere la percezione di venire “imbrogliato”.<br>Essenziale è anche non essere impazienti: l’inserimento prescolare non è una gara a chi per primo riesce a “sganciare” il proprio figlio. L’inserimento richiede infatti gradualità e appunto pazienza.<br>È inoltre molto utile, sia per il nido che per la scuola dell’infanzia, usare un <strong>oggetto transizionale</strong>, ossia qualcosa che, rappresentando per il bambino un collegamento con la mamma, lo rassicuri e gli faccia compagnia. Può essere il suo peluche preferito o la sua macchinina.<br><br>Ma soprattutto <strong>non bisogna che il genitore si senta in colpa</strong>: l’inserimento in una struttura con educatori competenti insieme ad altri bambini suoi coetanei garantisce al bambino un’adeguata socializzazione e la necessaria stimolazione, senza la quale verrebbe a mancare una essenziale opportunità di crescita.<br>In altri termini, è per il loro bene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/inserimento-sereno/">Inserimento sereno</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
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