<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Spazio interiore Archivi - Psicologia Metropolitana</title>
	<atom:link href="https://www.psicologiametropolitana.it/tag/spazio-interiore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.psicologiametropolitana.it/tag/spazio-interiore/</link>
	<description>Osservazioni di vita quotidiana</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Jul 2021 09:43:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>

<image>
	<url>https://www.psicologiametropolitana.it/wp-content/uploads/2018/12/cropped-logosito-32x32.png</url>
	<title>Spazio interiore Archivi - Psicologia Metropolitana</title>
	<link>https://www.psicologiametropolitana.it/tag/spazio-interiore/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Facciamo come se&#8230;</title>
		<link>https://www.psicologiametropolitana.it/facciamo-come-se/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Menoncello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 08:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PSICOLOGIA METROPOLITANA]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[Falso sè]]></category>
		<category><![CDATA[Frustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Identificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insoddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[Maschere]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ruoli]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Somatizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio interiore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.psicologiametropolitana.it/?p=7919</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mi colpisce come, incapaci di aspettare o di sviluppare un rapporto profondo, le persone di ogni età, specialmente quelle molto giovani, scimmiottino le relazioni, quasi fosse un gioco, impazienti di entrare nel ruolo di innamorati. Non sembrano avere lo spazio interiore per sentire profondamente.Non sembrano avere il tempo perché i sentimenti si sviluppino.Non sembra che vedano veramente il presunto oggetto d’amore.Non sembra che abbiano voglia di investire emotivamente su relazioni a lungo termine.Ma fanno tutto come se fosse vero.Un pò come i bambini che giocano al “facciamo che”, fanno come se ci fosse una relazione tra persone, mentre nella realtà sembrerebbe una relazione tra ruoli, tra maschere o tra profili Facebook, senza la consapevolezza che si sta solo fingendo.Si chiamano “amore”, fanno sesso, passano del tempo insieme.I ruoli interpretati vengono cambiati spesso, come si cambia un vestito, quando non piace più, quando la moda passa, quando si vede qualcosa di più bello (e si sa: l’erba del vicino è sempre più verde&#8230;).L’altro, quello che viene chiamato con tanta leggerezza “amore”, non viene troppo preso in considerazione quando viene eliminato: si mette via il gioco e ci si aspetta che tutto finisca lì, senza conseguenze.Rivestire un ruolo già pronto è sicuramente molto rassicurante, soprattutto in un periodo della vita in cui si cercano identità e certezze. Il guaio è che recitare una parte, già scritta da altri, preclude la possibilità di scrivere la propria storia, la possibilità di ascoltarsi e di guardarsi dentro, di sentirsi, di conoscersi e di sperimentarsi, di capire cosa si vuole.Il rischio è di accorgersene troppo tardi, quando, dopo aver coinvolto terzi e quarti, ci si risveglia e ci si accorge di non essere in un gioco.Per questo è importante prendersi i propri tempi, di fronte a una possibile relazione, ascoltare i propri bisogni, percepire se quello che stiamo facendo è una mera imitazione o è espressione del proprio Io.A volte non è difficile capirlo: è il caso di quando ci si sente in dovere di fare delle cose che non condividiamo, magari perché qualcuno se lo aspetta da noi o perché lo fanno tutti.Oppure è la sensazione di inflilarsi in una strada nella quale tutto è scontato, perché così si fa.O ancora, quando cerchiamo di rivestire il primo ruolo che ci viene offerto, perché è meglio di niente, perché senza ci sentiamo nudi, banali, insignificanti.E’ allora che dovrebbe scattare il campanello d’allarme, che non va mai sottovalutato: il vestito che sta bene ad altri non è detto che stia bene a noi.Il vestito che non ci calza a pennello potrebbe impedirci di muoverci in modo naturale o addirittura rallentare il nostro sviluppo o offuscare le nostre percezioni; sia tenerlo che toglierlo può essere molto doloroso per noi stessi e per gli altri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/facciamo-come-se/">Facciamo come se&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi colpisce come, incapaci di aspettare o di sviluppare un rapporto profondo, le persone di ogni età, specialmente quelle molto giovani, scimmiottino le relazioni, quasi fosse un gioco, impazienti di entrare nel ruolo di innamorati.</p>



<span id="more-7919"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Non sembrano avere lo spazio interiore per sentire profondamente.<br>Non sembrano avere il tempo perché i sentimenti si sviluppino.<br>Non sembra che vedano veramente il presunto oggetto d’amore.<br>Non sembra che abbiano voglia di investire emotivamente su relazioni a lungo termine.<br><br>Ma fanno tutto come se fosse vero.<br><br>Un pò come i bambini che giocano al “facciamo che”, fanno come se ci fosse una relazione tra persone, mentre nella realtà sembrerebbe una relazione tra ruoli, tra maschere o tra profili Facebook, senza la consapevolezza che si sta solo fingendo.<br>Si chiamano “amore”, fanno sesso, passano del tempo insieme.<br>I ruoli interpretati vengono cambiati spesso, come si cambia un vestito, quando non piace più, quando la moda passa, quando si vede qualcosa di più bello (e si sa: l’erba del vicino è sempre più verde&#8230;).<br>L’altro, quello che viene chiamato con tanta leggerezza “amore”, non viene troppo preso in considerazione quando viene eliminato: si mette via il gioco e ci si aspetta che tutto finisca lì, senza conseguenze.<br><br>Rivestire un ruolo già pronto è sicuramente molto rassicurante, soprattutto in un periodo della vita in cui si cercano identità e certezze. Il guaio è che recitare una parte, già scritta da altri, preclude la possibilità di scrivere la propria storia, la possibilità di ascoltarsi e di guardarsi dentro, di sentirsi, di conoscersi e di sperimentarsi, di capire cosa si vuole.<br>Il rischio è di accorgersene troppo tardi, quando, dopo aver coinvolto terzi e quarti, ci si risveglia e ci si accorge di non essere in un gioco.<br>Per questo è importante prendersi i propri tempi, di fronte a una possibile relazione, ascoltare i propri bisogni, percepire se quello che stiamo facendo è una mera imitazione o è espressione del proprio Io.<br>A volte non è difficile capirlo: è il caso di quando ci si sente in dovere di fare delle cose che non condividiamo, magari perché qualcuno se lo aspetta da noi o perché lo fanno tutti.<br>Oppure è la sensazione di inflilarsi in una strada nella quale tutto è scontato, perché così si fa.<br>O ancora, quando cerchiamo di rivestire il primo ruolo che ci viene offerto, perché è meglio di niente, perché senza ci sentiamo nudi, banali, insignificanti.<br><br>E’ allora che dovrebbe scattare il campanello d’allarme, che non va mai sottovalutato: il vestito che sta bene ad altri non è detto che stia bene a noi.<br>Il vestito che non ci calza a pennello potrebbe impedirci di muoverci in modo naturale o addirittura rallentare il nostro sviluppo o offuscare le nostre percezioni; sia tenerlo che toglierlo può essere molto doloroso per noi stessi e per gli altri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/facciamo-come-se/">Facciamo come se&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Ma lasciamoli da soli!</title>
		<link>https://www.psicologiametropolitana.it/ma-lasciamoli-da-soli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Menoncello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 09:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PSICOLOGIA METROPOLITANA]]></category>
		<category><![CDATA[Adeguarsi]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Farsi accettare]]></category>
		<category><![CDATA[Feste]]></category>
		<category><![CDATA[Figli]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Narcisismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sentirsi accettati]]></category>
		<category><![CDATA[Socializzare]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio interiore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.psicologiametropolitana.it/?p=7653</guid>

					<description><![CDATA[<p>Molto spesso, soprattutto nelle città, quando nasce un figlio, la preoccupazione maggiore del genitore è di farlo socializzare. Si spendono immense risorse perché sin da subito il bambino diventi popolare. Lasciando perdere gli estremi dei baby influencer, anche il genitore meno social si sforza di offrire al proprio figlio alcune ore con altri bambini, fin dalla culla. Lo scopo dichiarato è stimolarli, abituarli alla socialità e soprattutto non farli annoiare. Trovo tutto ciò discutibile da un punto di vista psicologico e cognitivo, perché l’abitudine alla condivisione e alla mediazione con l’altro è un approccio che la famiglia insegna con l’esempio; è uno stile di vita che non si impara andando qualche ora al parco giochi, dove spesso i genitori sono pronti a difendere i loro principini da qualsiasi possibile usurpatore. L’ora al parco diventa invece momento di apprendimento della difesa personale e, se il bambino si fa mettere i piedi in testa o se ne sta in disparte, iniziano le ansie genitoriali. Col passare degli anni, le pietre miliari per lo sviluppo dei bambini diventano gli inviti a feste di compleanno e i pigiama party, senza ricevere i quali non si vale veramente niente. E’ un altro passo verso il narcisismo sociale: “nessuno mi deve sopraffare, tutti devono cercarmi”. Al nido, all’asilo e alla scuola elementare, la spinta alla socializzazione forzata è uno lavoro non solo inutile, ma spesso dannoso. Perché un bambino, che è stato per otto ore in una classe, dovrebbe uscire da scuola ed essere accompagnato immediatamente a casa di un amichetto o portato a una festa per stare con gli altri? Cos’ha fatto fino ad allora? Può essere lasciato a casa propria, anche da solo o in famiglia a sviluppare altri aspetti tanto utili per il suo futuro e il suo equilibrio. Per potersi sperimentare in attività creative e ricreative (leggere, disegnare,scrivere), per il puro piacere di farlo, per coltivare la propria autosufficienza. Questi spazi vuoti, da riempire di sé e solo di sé, sono il prerequisito indispensabile per sviluppare le risorse interiori che rendono felici indipendentemente da tutto e costituiscono una sorta di tesoro da cui attingere anche nei momenti peggiori. Questa modalità di socializzazione forzata convoglia invece molta energia del genitore e del figlio nel farsi accettare e nel rendersi accettabile, sviluppando sia un’abitudine a conformarsi al contesto in modo talvolta passivo, sia un bisogno di essere riconosciuto ad ogni costo, che soprattutto in adolescenza può avere risvolti rischiosi e anche nell’età adulta può tradursi in una rincorsa continua per sentirsi adeguati e per riempire il proprio vuoto interiore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/ma-lasciamoli-da-soli/">Ma lasciamoli da soli!</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Molto spesso, soprattutto nelle città, quando nasce un figlio, la preoccupazione maggiore del genitore è di farlo socializzare.</p><p><span id="more-7653"></span></p> Si spendono immense risorse perché sin da subito il bambino diventi popolare.<br> Lasciando perdere gli estremi dei baby influencer, anche il genitore meno social si sforza di offrire al proprio figlio alcune ore con altri bambini, fin dalla culla.<br> Lo scopo dichiarato è stimolarli, abituarli alla socialità e soprattutto non farli annoiare.<br> Trovo tutto ciò discutibile da un punto di vista psicologico e cognitivo, perché  l’abitudine alla condivisione e alla mediazione con l’altro è un approccio che la famiglia insegna con l’esempio; è uno stile di vita che non si impara andando  qualche ora al parco giochi, dove spesso i genitori sono pronti a difendere i loro  principini da qualsiasi possibile usurpatore.<br> L’ora al parco diventa invece momento di apprendimento della difesa personale e, se il bambino si fa mettere i piedi in testa o se ne sta in disparte, iniziano le ansie genitoriali.<br> Col passare degli anni, le pietre miliari per lo sviluppo dei bambini diventano gli inviti a feste di compleanno e i pigiama party, senza ricevere i quali non si vale veramente niente.<br> E’ un altro passo verso il narcisismo sociale: “nessuno mi deve sopraffare, tutti devono cercarmi”.<br> Al nido, all’asilo e alla scuola elementare, la spinta alla socializzazione forzata è  uno lavoro non solo inutile, ma spesso dannoso.<br> Perché un bambino, che è stato per otto ore in una classe, dovrebbe uscire da scuola ed essere accompagnato immediatamente a casa di un amichetto o portato a una festa per stare con gli altri? Cos’ha fatto fino ad allora?<br> Può essere lasciato a casa propria, anche da solo o in famiglia a sviluppare altri aspetti tanto utili per il suo futuro e il suo equilibrio. Per potersi sperimentare in attività creative e ricreative (leggere, disegnare,scrivere), per il puro piacere di farlo, per coltivare la propria autosufficienza.<br> Questi spazi vuoti, da riempire di sé e solo di sé, sono il prerequisito indispensabile per sviluppare le risorse interiori che <strong>rendono felici indipendentemente da tutto</strong> e costituiscono una sorta di tesoro da cui attingere anche nei momenti peggiori.<br> Questa modalità di socializzazione forzata convoglia invece molta energia del genitore e del figlio nel farsi accettare e nel rendersi accettabile, sviluppando sia un’abitudine a conformarsi al contesto in modo talvolta passivo, sia un bisogno di essere riconosciuto ad ogni costo, che soprattutto in adolescenza può avere risvolti rischiosi e anche nell’età adulta può tradursi in una rincorsa continua per sentirsi adeguati e per riempire il proprio vuoto interiore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/ma-lasciamoli-da-soli/">Ma lasciamoli da soli!</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perchè questo Blog?</title>
		<link>https://www.psicologiametropolitana.it/perche-questo-blog/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Menoncello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2019 06:35:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[PSICOLOGIA METROPOLITANA]]></category>
		<category><![CDATA[Abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[Adeguarsi]]></category>
		<category><![CDATA[Agonismo]]></category>
		<category><![CDATA[Allenatore]]></category>
		<category><![CDATA[Annullarsi]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Anziani]]></category>
		<category><![CDATA[Apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Atleti]]></category>
		<category><![CDATA[Attribuzione causale esterna]]></category>
		<category><![CDATA[Autodeterminazione]]></category>
		<category><![CDATA[Autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Barriere]]></category>
		<category><![CDATA[Base sicura]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Competizione]]></category>
		<category><![CDATA[Coppia madre-bambino]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi dell'apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi relazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Educare]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Farsi accettare]]></category>
		<category><![CDATA[Feste]]></category>
		<category><![CDATA[Fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[Figli]]></category>
		<category><![CDATA[Frustrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Giovinezza]]></category>
		<category><![CDATA[Identificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Immaginario]]></category>
		<category><![CDATA[Impegni]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza]]></category>
		<category><![CDATA[Invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Irritabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Limiti]]></category>
		<category><![CDATA[Lockdown]]></category>
		<category><![CDATA[Madre]]></category>
		<category><![CDATA[Mascherine]]></category>
		<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Mental Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Metodo]]></category>
		<category><![CDATA[Motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[Motivazione scolastica]]></category>
		<category><![CDATA[Neo-madri]]></category>
		<category><![CDATA[Neonati]]></category>
		<category><![CDATA[Neuroni specchio]]></category>
		<category><![CDATA[Noia]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Orari]]></category>
		<category><![CDATA[Partorire]]></category>
		<category><![CDATA[Piacere nello studio]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Potenzialità]]></category>
		<category><![CDATA[Prestazione sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[Psicopatologia dell'età evolutiva]]></category>
		<category><![CDATA[Quotidianità]]></category>
		<category><![CDATA[Regole]]></category>
		<category><![CDATA[Richieste]]></category>
		<category><![CDATA[Rilassamento]]></category>
		<category><![CDATA[Routine]]></category>
		<category><![CDATA[Ruoli]]></category>
		<category><![CDATA[Sacrificio]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Senso di colpa]]></category>
		<category><![CDATA[Sentirsi accettati]]></category>
		<category><![CDATA[Sguardi]]></category>
		<category><![CDATA[Simbiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Sonno]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio interiore]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Stereotipo]]></category>
		<category><![CDATA[Strategie]]></category>
		<category><![CDATA[Supporto psiconcologico]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[Taglio cesareo]]></category>
		<category><![CDATA[Training mentali]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<category><![CDATA[Vero Sè]]></category>
		<category><![CDATA[Visualizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Voti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:2222/wordpress/?p=1484</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vivo e lavoro in un contesto molto vario e in continuo cambiamento. Mi sembra di essere di fronte a un grande alveare, in cui si riconosce solo un gran movimento e tanto rumore. Sembra tutto casuale, ma non lo è. Certe situazioni cambiano vorticosamente, sembrano inafferrabili, altre si ripetono uguali, nei decenni, e il mio lavoro è riconoscervi uno schema utile per capire cosa stia succedendo per agire su quello che non funziona. In questo blog vorrei poter fornire delle chiavi di lettura a situazioni che sul breve o lungo periodo creano delle sofferenze e delle disfunzioni, sperando che qualcosa si possa affrontare e modificare, perché vedere al di là del caos o capire al di là del rumore è già un primo, grande passo per il cambiamento. La mia professione è “il lavoro più bello del mondo” e mai cessa di emozionarmi e di stupirmi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/perche-questo-blog/">Perchè questo Blog?</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="su-dropcap su-dropcap-style-simple" style="font-size:2.5em">V</span>ivo e lavoro in un contesto molto vario e in continuo cambiamento.<br />
Mi sembra di essere di fronte a un grande alveare, in cui si riconosce solo un gran movimento e tanto rumore.</p>
<p style="text-align: center;">Sembra tutto casuale, ma non lo è.</p>
<p><span id="more-1484"></span></p>
<p>Certe situazioni cambiano vorticosamente, sembrano inafferrabili, altre si ripetono uguali, nei decenni, e il mio lavoro è riconoscervi uno schema utile per capire cosa stia succedendo per agire su quello che non funziona.</p>
<p>In questo blog vorrei poter fornire delle chiavi di lettura a situazioni che sul breve o lungo periodo creano delle sofferenze e delle disfunzioni, sperando che qualcosa si possa affrontare e modificare, perché vedere al di là del caos o capire al di là del rumore è già un primo, grande passo per il cambiamento.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>La mia professione è “il lavoro più bello del mondo” e mai cessa di emozionarmi e di stupirmi.</em></strong></p>
<p><div class="su-spacer" style="height:20px"></div></p>
<p><div class="su-spacer" style="height:50px"></div></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.psicologiametropolitana.it/perche-questo-blog/">Perchè questo Blog?</a> proviene da <a href="https://www.psicologiametropolitana.it">Psicologia Metropolitana</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: www.psicologiametropolitana.it @ 2026-07-28 22:40:35 by W3 Total Cache
-->