Hai presente quel sarcasmo che ti è scappato o quella rabbia improvvisa contro chi cercava solo di aiutarti?
Ti sei mai chiesto perché, proprio quando avresti più bisogno di un abbraccio, finisci per allontanare tutti con un attacco di rabbia?
Ci sono momenti in cui siamo così severi con noi stessi e con gli altri, da ferire con un’asprezza o un sarcasmo tagliente, senza un motivo apparente.
Talvolta dietro a comportamenti che ci sembrano incomprensibili si nasconde la vergogna, che non è solo un disagio passeggero, ma è un’emozione complessa e universale, che può modellare la nostra identità e il modo in cui valutiamo il nostro peso sociale, definendo se ci sentiamo degni di appartenere a un gruppo o se, al contrario, ci percepiamo in una posizione di inferiorità rispetto agli altri.
Essa nasce dalla discrepanza tra l’Io reale e l’Ideale dell’Io, tra ciò che sentiamo di essere e ciò che sentiamo di dover essere.
Il passaggio dalla vergogna alla rabbia è un meccanismo psicologico in cui la rabbia funziona come difesa ad uno stato di disagio collegato al senso di indegnità. Questa dinamica può attivarsi con varie finalità.
La vergogna è un’emozione molto dolorosa e la rabbia può essere usata come anestetico, per non sentire questo dolore, per avere una sensazione illusoria opposta, di forza e di controllo, quando invece ci sentiamo vulnerabili, piccoli, inadeguati.
La rabbia permette di fare un salto di posizione: da passivi (subendo il giudizio interno) diventiamo attivi (attaccando l’altro), proiettando all’esterno il senso di inadeguatezza.
Quando la vergogna scaturisce dal confronto con l’altro, la rabbia può essere una reazione ad un senso di umilazione, di cui talvolta l’altro non ha una parte attiva e consapevole.
L’aggressione verbale assume così la funzione di meccanismo difensivo, volto a mettere una distanza di sicurezza o a punire chi ha involontariamente sollecitato una sofferenza interiore.
Sebbene l’origine della vergogna risieda in un profondo senso di inadeguatezza, tale percezione non scaturisce necessariamente da critiche esplicite, dinamiche di esclusione o dal disinteresse dell’ambiente circostante. Spesso si osserva che è l’individuo stesso che si percepisce inadeguato e svalutato, a causa di un ideale dell’Io troppo rigido, generato dall’introiezione delle aspettative genitoriali, familiari, sociali e culturali, che si cristallizzano in uno sguardo interno giudicante e spesso spietato.
Nei casi più gravi il soggetto sente di non avere il diritto ad avere il proprio posto nel mondo, ad essere felice, ad avere successo e la rabbia viene rivolta contro di sé.
Si innesca così un’istanza autopunitiva che serve a compensare la propria indegnità, anticipando il giudizio esterno temuto. Ci si sabota sparendo dalle vite degli altri per evitare che scoprano quanto ci sentiamo “sbagliati”. Ci si punisce togliendosi le attività che piacciono, finché non si ritiene di aver ottenuto degli standard irrealistici di perfezione.
Qualche volta si arriva a trascurare il benessere personale con alimentazioni e stili di vita insani.
Purtroppo tutto ciò aumenta la percezione di non valere nulla, creando un circolo vizioso.
Il primo passo verso la libertà è un cambio di linguaggio interiore. Dobbiamo imparare a distinguere tra l’identità e l’emozione:
L’identità che schiaccia: dire”Non valgo nulla” è una sentenza definitiva.
Trasforma un momento di fragilità in una condanna ineluttabile, togliendoci ogni possibilità di riscatto.
L’emozione che libera: dire”In questo momento provo vergogna” cambia completamente la prospettiva. Sposta il focus da una “colpa” esistenziale a un’emozione temporanea.
Passare dal pensiero di ciò che si è a quello che si sente (o si fa) trasforma una prigione in un evento gestibile. Un’emozione, per quanto dolorosa, è un processo che ha un inizio e una fine: può essere osservata, compresa e, soprattutto, può mutare.
Riconoscere con auto-compassione quanto siamo stati severi con noi stessi è il primo vero atto di libertà. Perché un’emozione si può attraversare, ma una condanna ci tiene fermi dove siamo.





Lorena Menoncello è psicologa e psicoterapeuta dal 1997. Ha svolto attività di ricerca e clinica a Milano con adulti, adolescenti e bambini.
Scrive questo blog per rispondere alle domande che quotidianamente le pongono e si pone.