Perché sempre più lettori accusano una difficoltà a mantenere l’attenzione durante la lettura e perché si incontrano sempre più studenti che hanno difficoltà ad avere una lettura approfondita di testi complessi?
Gli studi più recenti sulle conseguenze del passaggio dalla lettura cartacea alla lettura sugli schermi dei dispositivi tecnologici rivelano delle alterazioni importanti nella nostra modalità di approcciarci al testo scritto.
Ci siamo abituati a leggere on line sullo schermo con una modalità specifica che viene chiamata skim reading: ricerchiamo nella pagina una serie di indizi visivi per farci un’idea molto sommaria del contenuto, generalmente limitandoci a leggere solo le prime righe del testo e dando sempre meno attenzione alle parti successive, fino ad ignorare completamente quelle finali.
Questa lettura di superficie, saltellando qua e là, anche se è una risposta strategica al bombardamento di informazioni che subiamo continuamente, non ci permette un’ analisi critica e riflessiva del materiale.
Paradossalmente invece ci illude di aver compreso bene il messaggio del testo e ci fa sovrastimare la nostra percezione di averlo appreso.
Inoltre, l’abitudine a leggere ed informarci online comporta l’acquisizione di uno stile di lettura che poi viene generalizzato ad ogni contesto. Si rischia infatti di riprodurre lo stesso tipo di lettura anche per testi cartacei e per testi complessi che richiedono invece una modalità più riflessiva e approfondita.
È stato dimostrato da diverse ricerche internazionali che per la lettura di testi complessi la comprensione è migliore se affrontata su carta. Il medium cartaceo è preferibile per memorizzare e fare inferenze sul testo.
È interessante, e risuona profondamente nell’esperienza di chi è cresciuto con i libri di carta, il punto di vista del professor Andrea Nardi (Nardi A. 2022) .
Nardi definisce il libro cartaceo un luogo protetto dalle distrazioni, perché l’attenzione è attratta dal testo e non dal dispositivo sul quale si legge. Inoltre, la struttura del libro ci aiuta ad essere pazienti, ad accostarci ad un tema con gradualità, ad accettare il processo di comprensione e apprendimento di un argomento. Il fatto che il libro abbia una struttura chiusa, non parcellizzata e senza continui richiami esterni (come invece succede on line), permette una organizzazione mentale del contenuto trasmesso.
In più, soprattutto quando si sfrutta la possibilità di sottolineare, il libro offre un miglior ancoraggio delle informazioni al contesto visivo e spaziale, che favorisce l’apprendimento.
Per questo e per altri motivi adottare gli e-book, come unica fonte di lettura nel percorso scolastico (come fanno alcune scuole che vogliono mettere in risalto la loro modernità), può essere una scelta molto controversa, spesso fatta senza una piena consapevolezza dei pro e dei contro.
In particolare, è importante che la lettura in generale e digitale in particolare, non diventi un mezzo sempre più veloce e superficiale di raccogliere informazioni senza una contestualizzazione consapevole.
Immaginare che si diventi sempre più consumatori di dati e informazioni, senza alcun senso critico, espone ad una bulimia senza filtri di tutto quello che la rete ci sollecita ad ingoiare.
L’educazione a prendersi il tempo di analizzare e di capire è l’unico modo per non diventare fruitori passivi e sprovveduti di una massa infinita di informazioni.
Purtroppo nelle scuole i programmi ministeriali impongono spesso agli insegnanti una rincorsa affannosa ai contenuti da somministrare; ma come mi diceva un’insegnante molto saggia: “I contenuti servono soprattutto per imparare un metodo”.
È questo lo strumento che rimane per sempre.





Lorena Menoncello è psicologa e psicoterapeuta dal 1997. Ha svolto attività di ricerca e clinica a Milano con adulti, adolescenti e bambini.
Scrive questo blog per rispondere alle domande che quotidianamente le pongono e si pone.