Da una mia piccola indagine su un campione di persone adulte di cultura media, ho rilevato che almeno il 70% di loro non ha ben chiaro che cosa si possa o non si possa fare durante le feste natalizie secondo l’ultimo Dpcm.

In particolare gli intervistati risultano estremamente confusi nei casi in cui le ordinanze delle giunte regionali si sovrappongano e rendano ancora più articolate le direttive nazionali.
Questa complessità ha lo stesso effetto di un genitore che cambia continuamente idea su cosa sia giusto oppure no per un bambino.
In questo modo è impossibile che le regole vengano veramente comprese e interiorizzate.
Inoltre il mio campione, disorientato di fronte a questo labirinto di norme, spesso percepisce in maniera persecutoria lo Stato, che sembra poterlo punire in modo incoerente, proprio come succede a un bambino al quale oggi è permesso di mangiare le caramelle e il giorno dopo no.
Il timore di “essere fermati” o di “prendere una multa” in modo imprevedibile genera un’ansia diffusa. E a causa di quest’incertezza, definita estremamente stressante, molti rinunciano a qualsiasi possibilità di fare anche quello che è consentito, passeranno le feste chiusi in casa, non per coscienza civile, ma isolati e lontani da un mondo esterno percepito come sempre più pericoloso.

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