Quante volte abbiamo detto ai nostri figli “Se fai come ti dico io non sbaglierai”, dandogli un modello già pronto per evitare quegli errori che tanto ci spaventano…

Così, gli abbiamo precluso la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo per imparare, invece, passivamente la lezione di qualcun altro.
Sicuramente ci siamo sentiti utili, magari indispensabili: quanto tempo e bernoccoli gli abbiamo risparmiato… ma quanta energia hanno sprecato per imparare modelli già usati e logori o per resistere alle nostre imposizioni! Invece, ognuno dovrebbe avere la possibilità di sperimentare se stesso e scoprire il mondo e forse, quando un adolescente ribelle ci dice sfacciatamente: “Molla l’osso, mamma!”, ha una visione realistica del grado di rischio che sarà in grado di sopportare (lui).

Di rischi, noi genitori, ne vogliamo correre sempre meno con i nostri ragazzi; cerchiamo l’asilo perfetto,
l’insegnante perfetto, la scuola perfetta. Sarà perché facciamo meno figli; perché li facciamo quando siamo più vecchi e abbiamo meno propensione al brivido; perché non abbiamo la pazienza di aspettare i tempi necessari per la sperimentazione e la scoperta. Vogliamo la soddisfazione della riuscita perfetta del nostro pupillo: tutto e subito, con garanzia 100%.

E poi, i figli sono un investimento e per questo noi vogliamo qualcosa in cambio: delle soddisfazioni.
Anche gli educatori talvolta hanno poco spazio di movimento perché loro stessi si sentono ingabbiati dentro a programmi troppo rigidi e devono rendere conto ad altri, che vogliono soprattutto risultati.
Non ci possiamo accontentare di stare a guardare, con la rete di sicurezza o la scatola dei cerotti in mano, per agire solo in caso qualcosa vada veramente male.

In questo modo, la nostra continua interferenza trasmette un messaggio di sfiducia nei confronti del ragazzo, che cercherà sempre di più l’aiuto dell’altro di fronte alle difficoltà.

Da una parte, ragazzi fragili che evitano i problemi; dall’altra, super adulti che sentono il bisogno di essere i protagonisti delle loro vite, cercando di spianare sempre ogni difficoltà in un modo o nell’altro, come quando ci picchiamo con i genitori della squadra avversaria o insultiamo l’insegnante che ha tramato contro il loro protetto.
Adulti che sono attenti soprattutto alla prestazione e ragazzi che non possono sperimentare e sperimentarsi, in preda all’ansia quando non riescono ad ottenere il risultato desiderato.

Siamo convinti che saremo noi a salvarli, noi a cambiare le sorti della situazione. E invece siamo noi a rubargli il palcoscenico.

Che cringe, mamma!

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