“Ansia” è un termine largamente usato e ha una connotazione negativa.
Indica uno stato emotivo di agitazione e paura, unito a risposte specifiche del nostro organismo, che si prepara ad affrontare uno stress percepito come pericoloso.
Questa attivazione può rivelarsi una risorsa utilissima in una situazione difficile.

Spesso si pensa che l’ansia sia puramente patologica, uno stato da eliminare completamente, magari evitando di pensare alla situazione che la genera.

“Hai la verifica di latino domani?”
”Ti prego non parlarmene, non voglio pensarci, mi fa venire l’ansia!”

Ma evitare di pensare a quello che ci potrebbe spaventare è efficace?
La risposta è: no!

Non è efficace, perché una parte di noi sa che c’è una situazione da affrontare e anche se viene lasciata ai margini dell’attenzione, continua a sottrarci energia e a lasciarci poco tranquilli. Inoltre, anche evitando il pensiero che ci preoccupa, lo stato di ansia può diventare un’ombra inquietante che ci sovrasta e spesso si somatizza.
L’ansia è uno stato di tensione psicologica e fisica, frutto di un’attivazione generalizzata di tutte le risorse della persona. Questa attivazione comprende, per esempio, l’aumento della frequenza cardiaca, la sudorazione, la dilatazione pupillare. Sono cambiamenti che servono per essere pronti ad affrontare le sfide che l’ambiente ci ha sempre proposto, per esempio, per scappare da un predatore oppure per pensare a delle soluzioni.
L’attivazione di fronte alle sfide dell’ambiente ci ha permesso di sopravvivere a tante situazioni difficili e quindi è una reazione importante, vitale.
Nello stato di ansia questa attivazione è associata ad uno stato emotivo negativo e ad una situazione pericolosa.
Ma gli stessi cambiamenti fisici (il cuore che batte forte) possono manifestarsi anche di fronte ad una situazione positiva ed eccitante: il primo appuntamento o una premiazione.

La connotazione emotiva data a questo stato di attivazione è infatti soggettiva e fa la differenza.

Abbiamo detto che ignorare l’attivazione e i pensieri che vengono associati ad essa lascia questa energia libera di fare danni, per esempio rendendoci distratti o somatizzandosi in un brutto mal di stomaco.
Ma anche prendere coscienza dell’attivazione, dandone una connotazione negativa, è dannoso.
L’attivazione derivante da uno stress dell’ambiente ci indica che le nostre risorse funzionano!
Tante persone cercano di annientare il loro disagio facendo uso di droghe, di alcool, di nicotina, ma anche di videogiochi o shopping compulsivo.
Sono metodi “molto efficaci” perché distraggono o sedano, che però insieme all’ansia annichiliscono anche la persona e la sua capacità di reagire, di pensare o sentire lucidamente.
Inoltre, partono dal presupposto che la situazione non si possa affrontare: è come darsi subito per spacciati.

L’aiuto può venire dalla trasformazione dell’atteggiamento:
invece di pensare “che ansia, domani ho la verifica. Gioco un po’ alla Play per non pensarci!” è più utile: “Sono molto agitato perché ho la verifica, cerco di esercitarmi meglio, usando questa attivazione/energia per svolgere un compito faticoso, che altrimenti non avrei voglia di fare”.

Quindi, dando all’attivazione una connotazione positiva, modifico il pensiero negativo ad essa associato, trasformando questa energia in un elemento propulsivo.
Inoltre, se riesco a cambiare la prospettiva da passiva (subisco lo stress e lo soffro) ad attiva (il mio corpo si attiva, sono pronto a rispondere) il danno dello stress sul corpo e sull’umore diventa molto minore.

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