Si può vivere o lasciarsi vivere: si può avere la sensazione di creare qualcosa e di fare la differenza nel mondo, oppure si può avere la sensazione che ci si possa solo inserire silenziosamente in un sistema già costituito, semplicemente adattandosi ad esso.

L’idea che tutto sia già scritto e che non ci sia uno spazio di creatività nella propria vita porta con sé un senso di inutilità, oltre all’idea che niente sia veramente importante e che non valga la pena di vivere questa vita.

Ci sono persone di ogni età che vivono come sospese, tristemente, senza pensare di poter lasciare un’impronta personale intorno a sé.
Allo stesso modo, ci sono anche individui che, essendo troppo compiacenti nei confronti dell’ambiente, hanno creato una falsa personalità da portarsi dietro, e il loro vero sé non emergerà quasi mai, soffocato sotto una maschera di uniformità.
Vivere senza sperimentare il proprio sé porta un senso di tristezza, di vuoto e di noia, che è paura di desiderare qualcosa.
La creatività alla quale mi riferisco, non si limita alla creazione di una statua o di un progetto letterario, ma è possibilità di esprimere se stessi e, nel farlo, modificare un po’ il proprio ambiente o la vita di chi ci sta intorno.
La creatività che dà significato alla vita, nasce dal collegamento con la nostra parte più profonda e può manifestarsi anche “solo” nel sorriso che rivolgo a chi incontro, perché ne ho voglia, perché sono io.
Per questo, per esempio, può essere più autentico insegnare in un’aula, che scrivere un romanzo su commissione, solo perché lo richiede l’editore.
Il grado di creatività nel quotidiano cresce con l’aumentare del grado di espressività della nostra persona. Quindi, la composizione di un mazzo di fiori sopra il tavolo di cucina può essere altrettanto significativo di un schizzo di moda.
Il segreto, per darsi questa possibilità di espressione, è di entrare in contatto con se stessi e non farsi condizionare troppo dagli stereotipi proposti dall’ambiente. Penso, per esempio, al cliché del “creativo”, che diventa solo una maschera, per nulla inventiva, per nulla autentica.
Infatti posso essere creativo perché gioco a calcio o perché cucino una torta, ma sicuramente non è il prodotto in sé che determina la mia creatività, ma solo quanto di me ci metto dentro.
Nessuno dovrebbe sentirsi inutile, perché ciascuno ha in sé infinite possibilità di esprimersi, cambiando tante piccole cose, per se stessi e per gli altri, magari per un solo minuto, ma i minuti fanno le ore, le ore fanno i giorni e i giorni una vita, da non buttare via.

Ricevi nuovi post!

Iscrivendoti, ricevi una notifica ad ogni nuova pubblicazione.

Invalid email address
Niente spam. Puoi disiscriverti in ogni momento.

Condividi qui sotto se vuoi segnalare l'articolo via Whatsapp, Facebook o Twitter
Condividi: